Scorciatoie: Menu principale | Contenuti | Menu secondario
  • Articolo corrente

La relazione introduttiva

Modelli temporali e categorie dell’umanità

Francesco Remotti - Università di Torino

immagine articolo È stato compito di Francesco Remotti, professore di Antropologia Culturale presso l’Università di Torino, aprire gli interventi al convegno con una relazione su “Modelli temporali e categorie di umanità”. Presidente del Centro Studi Africani, Remotti ha diretto la missione etnologica italiana in Africa equatoriale tra il 1979 e il 2004. I principali modelli di organizzazione del tempo – ha detto il professore – in particolare il tempo ciclico e il tempo lineare, sono stati utilizzati per distinguere e contrapporre forme diverse di umanità. Per noi la luna è sempre la stessa, mentre nell’antica Tanzania ogni luna era differente, perché quella prima era stata inghiottita dal cielo e ogni luna era un individuo a sé stante. Qui non si tratta di contrapporre una concezione scientifica a una non scientifica, ma piuttosto di capire concezioni così diverse.
Nell’Africa equatoriale e precoloniale, quando il sovrano moriva la capitale veniva abbandonata per essere ricostruita altrove. Erano società prive di scrittura e le vecchie capitali distrutte erano i segni lasciati nel tempo. Le nuove capitali, sempre costruite con la stessa forma ovoidale delle precedenti,  prendevano il nome dalle colline su cui erano costruite. Così si poteva dire che una tal persona era nata nel periodo in cui la capitale era sulla collina tal dei tali, dando un senso al tempo. A volte vi erano dei trasferimenti anche nel corso dello stesso regno. Stiamo parlando di cittadine tra i 40 e i 60mila abitanti. Così la luna come le capitali rappresentavano una individualità, ma anche una irripetibilità pur assomigliandosi. Una nozione chiara di linearità e di ciclicità del tempo. Per molto tempo si è sostenuto un paradigma, cioè che nelle società premoderne prevalesse una concezione ciclica del tempo (dove non vi era mai nessun progresso) mentre le società moderne scoprono la linearità del tempo come progresso inarrestabile. Questo paradigma non ha più credibilità: anche nelle società premoderne c’è una concezione del tempo lineare.
Mentre ogni concezione del tempo è una continuazione tra ciclicità e irreversibilità. Infine, la percezione del flusso del tempo. In Congo il senso del fluire è dato dalla corrente del fiume, verso valle, seguendo la direzione, ma anche verso monte, verso le sorgenti. Contrariamente a quanto noi potremmo pensare, l’umanità proviene da valle dove le acque confluiscono. La vita è un continuo risalire a monte, andare controcorrente. Pagaiare  continuamente per costruire una cultura contro il flusso temporale. Alla morte la corrente riprende il sopravvento e ti riporta a valle. In Camerun le statue lignee vengono lasciate alle intemperie affinché il tempo le distrugga, mentre in Nigeria i santuari, dopo essere stati costruiti, vengono abbandonati alla natura. Proprio a testimonianza del flusso inesorabile del tempo.