SOFTWARE. Immaginate di essere un’azienda. Se vi proponessero una soluzione informatica ideale per il vostro business, flessibile e rinnovabile tecnologicamente nel tempo a costi ridotti… Chi non l’accoglierebbe a braccia aperte?
Questa soluzione esiste e si chiama SOA (Service Oriented Architecture). Sebbene Gartner abbia parlato per la prima volta di una soluzione che venisse incontro a queste esigenze già nel 1996, solo da pochi anni questa si sta affermando sul mercato. Secondo la stessa Gartner si tratta di un approccio informatico che nel luglio 2009 aveva già conquistato il 48% di un campione di grandi aziende mondiali e che stava per conquistarne il restante 52% entro un anno.
Ma che cos’è esattamente la SOA? «Si tratta – spiega Marco Panepinto, responsabile dell’Area Architetture del CSI – di un approccio architetturale e organizzativo, che permette di progettare e sviluppare software modulare, distribuito e condivisibile, allineando gli obiettivi di business con le scelte tecnologiche ». La filosofia è molto semplice. Perché continuare a sviluppare software e applicazioni per ogni necessità che abbiamo, quando è possibile avere un approccio di sistema e realizzare soluzioni modulari che possono essere ricombinate per ottenere nuovi servizi?
SOA parte dalle esigenze di business di un’azienda e permette di analizzare tutti i processi coinvolti nell’erogazione di un particolare servizio, facendo dipendere da questa analisi le considerazioni sulle tecnologie da utilizzare. I vantaggi nell’adottare SOA crescono con la complessità del sistema. Non a caso Mike Rosen, responsabile editoriale del SOA Institute, intervenendo a un corso di formazione interno del CSI ha ricordato come le aziende che hanno maggiormente adottato questa metodologia sono proprio quelle «che gestiscono pesantemente informazioni (aziende di telecomunicazioni, finanziarie, utilities), che utilizzano l’ICT da molto tempo e che devono affrontare problemi complessi».
Se servizi e applicativi sono realizzati con moduli distinti, se si hanno chiari i collegamenti fra le diverse componenti e se tutto è opportunamente descritto (come prevede SOA), allora sarà più facile intervenire sulle singole parti del sistema. Favorendo l’evoluzione tecnologica delle nostre architetture software e mantenendo il sistema sempre aggiornato nel tempo. A tutto vantaggio del business e della competitività. «Pensiamo a un treno in viaggio», conclude Panepinto. «Non sarebbe molto meglio poter modificare i sedili di un suo vagone senza doverlo fermare, far scendere i passeggeri, portarlo in officina e ricostruirlo da zero ogni volta?». Con la SOA è possibile. Almeno per quel che riguarda le ferrovie informatiche, chiaramente.