L’istituto Business School for the World ha diffuso la nuova edizione dello studio Global Innovation Index 2011 che esamina un vasto insieme di Paesi (125, corrispondenti al 93,2% della popolazione e al 98% del PIL mondiale) in base alle rispettive capacità e performance innovative, calcolando l’indice di innovazione globale.

Questo non è altro che la media di due valori: l’Innovation Input Sub-Index, risultante dalla valutazione di 5 fattori in grado di favorire lo sviluppo dell’innovazione creando un background favorevole (Institutions, Human capital and research, Infrastructure, Market sophistication, Business sophistication); l’Innovation Output Sub-Index, che rileva i prodotti dell’innovazione (Scientific outputs e Creative outputs).

Dal calcolo del Global Innovation Index (GII) emerge una classifica complessiva che vede ai primi tre posti Svizzera, Svezia e Singapore, con l’Italia 35esima, superata da tutti i Paesi europei ad eccezione della Grecia. Pur a fronte di un miglioramento rispetto al trentottesimo posto del 2010, il Paese non è quindi riuscito a riconquistare i livelli del 2009, quando si era posizionato trentunesimo.

A pesare negativamente sulla situazione dell’Italia sono soprattutto alcuni aspetti: diffusione delle tecnologie digitali nella Pubblica Amministrazione (80°); costo per l’avvio di un’impresa (86° posto) e per il suo mantenimento in vita (119°); tutela dei debitori (97°); presenza di venture capitalist (62°); finanziamenti alla scuola pubblica (53°); qualità degli istituti di ricerca (61°); comunicazione tra aziende e mondo universitario (63°).

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