La School of management del Politecnico di Milano ha recentemente diffuso i dati dell’ultimo rapporto dell’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione, presentato nello scorso mese di maggio.

In Italia ammontano a circa 600 miliardi all’anno i “fogli” legati ad attività di business potenzialmente dematerializzabili: si tratta di quasi 45 miliardi di documenti appartenenti a un migliaio di tipologie diverse.
Ricorrendo alla dematerializzazione, il solo risparmio di carta e materiali ammonterebbe a oltre 12 miliardi di euro l’anno, si eviterebbe l’abbattimento di quasi 24 milioni di alberi e si ridurrebbero le emissioni di CO2 di oltre 4 milioni di tonnellate.
Digitalizzando gli interi processi, inoltre, i benefici sarebbero ancora più estesi: la riduzione delle inaccuratezze, delle interazioni, dei costi di manodopera e di archiviazione porterebbe a un risparmio di oltre 200 miliardi di euro l’anno. Senza considerare i benefici aggiuntivi quali un accesso consapevole e diffuso alle banche dati, un migliore controllo della spesa pubblica, un più efficace monitoraggio sulle entrate fiscali, un migliore servizio per cittadini e imprese.

In riferimento alla sola Pubblica Amministrazione, una decisa accelerazione verso l’“Italia digitale” permetterebbe di ottenere risparmi pari a 43 miliardi di euro l’anno, di cui:

  • 4 sui prezzi di acquisto e sui costi di processo negli approvvigionamenti della PA;
  • 15 legati all’aumento di produttività del personale;
  • 24 sui “costi di relazione” tra PA e imprese, grazie a uno snellimento della burocrazia.

Per quanto riguarda le imprese, nel 2011 è cresciuto il numero di quelle che hanno intrapreso un percorso di dematerializzazione e digitalizzazione del ciclo ordine-pagamento. Complessivamente oltre 60.000 imprese hanno scambiato in formato elettronico (attraverso canali EDI, Extranet o Portali) almeno una parte dei documenti del ciclo dell’ordine o hanno portato in conservazione sostitutiva le fatture (attive o passive). Ancora una volta, sono le dimensioni delle aziende a influire sulla “virtuosità” dei comportamenti: la dematerializzazione è stata attuata dalla metà delle grandi imprese, da un sesto delle PMI e da meno dell’1% delle Microimprese.

 

 

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