Giunto alla sua sesta edizione, il Global Innovation Index 2013 presenta una valutazione del livello di innovazione di 142 Paesi e della loro capacità di utilizzarla come leva di sviluppo.
Lo studio, presentato a inizio luglio e realizzato da Insead in collaborazione con Cornell University e l’agenzia dell’ONU World Intellectual Property Organization, prende in esame 84 indicatori, riuniti in 7 macrocategorie, tra cui istituzioni, capitale umano e ricerca, infrastrutture, conoscenza e tecnologia e creatività.
Molti dei primi posti della classifica stilata sono europei: la Svizzera ha il primato; seguono Svezia, Regno Unito, Paesi Bassi, Stati Uniti, Finlandia, Hong Kong, Singapore, Danimarca e Irlanda. Rispetto allo scorso anno gli Stati Uniti sono passati dal 10° al 5° posto, in virtù degli elevati investimenti in ricerca, sviluppo e settori innovativi. Nei mercati emergenti, i Paesi che nel 2013 si distinguono per la spinta innovativa sono 18: Armenia, Cina, Costa Rica, Georgia, Ungheria, India, Giordania, Kenya, Lettonia, Malesia, Mali, Moldavia, Mongolia, Montenegro, Senegal, Tagikistan, Uganda, Vietnam.
L’Italia si attesta al 29° posto, con un risultato migliore rispetto alla 36a posizione dello scorso anno. Alcuni indicatori su cui il paese si rivela più carente sono la facilità nel pagare le tasse (al 109° posto su 142) o nell’ottenere credito (93° posto), mentre alcuni ambiti dell’innovazione in cui il nostro paese si rivela più competitivo sono il numero di anni dedicati alla scolarità (19°), le infrastrutture (20°), la produzione di conoscenza e tecnologia (21°).