La quinta edizione del Rapporto Cotec, che analizza lo stato della ricerca e dell’innovazione in Italia, è stata presentata a Roma il 28 marzo 2012.
Tra gli aspetti più salienti evidenziati dalla ricerca, la difficoltà delle imprese ‘spin-off’ di università e enti di ricerca che, seppur in aumento, restano relegati in piccole nicchie di mercato. Il ruolo delle imprese nelle attività classificate come R&S è ancora limitato, a causa della ridotta presenza di grandi imprese operanti in settori “knowledge intensive”. Negativi anche gli indicatori che valutano gli impatti degli sforzi in R&I sulle performance delle imprese. La strada di maggiore successo viene indicata, invece, nel “Trasferimento Tecnologico dalla ricerca pubblica alle imprese”, ossia nelle sempre più frequenti relazioni cooperative tra imprese, università e centri di ricerca.
Il Piemonte, oggetto in questa edizione – insieme a Trentino Alto Adige e Calabria – di un approfondimento in merito alle strategie e alle politiche pubbliche per la R&I, si conferma la regione italiana con il più elevato rapporto tra spesa in R&S e PIL (1,88%) e il più alto livello di spesa per R&S delle imprese (l’1,48% del PIL). E’, invece, la terza regione italiana per numero di addetti alla R&S sul totale nazionale e per numero di richieste di brevetto. In Piemonte si colloca, poi, il 14,6% degli addetti alla R&S delle imprese italiane e il 12,7% degli addetti alla R&S del settore pubblico (dati 2008). Per quanto riguarda le imprese spin-off universitarie italiane, il 9,6% opera sul territorio piemontese.
Il sostegno all’innovazione si sviluppa, in questa regione, come processo di integrazione tra grandi filoni: biotecnologie, nanotecnologie, ICT, sorrette dallo sviluppo di nuove tecniche energetiche e dai nuovi sistemi di produzione. La “spina dorsale” del sistema regionale della ricerca è costituita dai poli di innovazione, dai comitati promotori, dalle piattaforme tecnologiche e dagli incubatori.