L’ITU – International Telecommunication Union – ha recentemente diffuso il report “Trends in Telecommunication Reform 2012: smart regulation for a broadband world”.
Il documento evidenzia il ruolo cruciale giocato dalle legislazioni nazionali per accelerare lo sviluppo della banda larga e incoraggiare la messa a punto e l’attivazione di nuovi prodotti e servizi digitali.
Il report fornisce, inoltre, importanti aggiornamenti in merito alla penetrazione della banda larga: negli ultimi 5 anni il numero di abbonati alla banda larga fissa è più che raddoppiato, raggiungendo i 591 milioni all’inizio del 2012, con forti disparità, però, tra Paesi industrializzati e Paesi in via di sviluppo (il tasso di penetrazione è rispettivamente del 26% e del 4,8%). Altrettanto forte il “divario digitale” per la banda larga mobile: nel 2011 solo l’8,5% degli abitanti dei Paesi in via di sviluppo aveva accesso a servizi mobili broadband.
In generale, l’ITU evidenzia che l’attuale rivoluzione della banda larga “discrimina” vasti segmenti della popolazione mondiale. E i problemi non mancano anche dal lato degli operatori che sviluppano e gestiscono le reti: la commercializzazione di applicazioni e nuovi dispositivi come i tablet espongono a una crescita esponenziale del traffico dati, spingendo al limite le capacità delle reti esistenti, mentre i servizi Over-the-Top (OTT), come il cloud computing o l’eCommerce, stanno scoraggiando l’interesse degli operatori tlc a finanziare lo sviluppo di nuovi network, i cui prezzi sono molto alti.
I regolatori del settore ICT devono fronteggiare anche altri problemi (protezione dei diritti di proprietà intellettuale, trattamento ecologico e responsabile dell’e-waste, tutela della privacy sulle reti sociali) che sollecitano ancora di più i loro mandati e le loro risorse.
Per quel che riguarda l’erogazione di servizi tlc tradizionali, infine, le reti a banda larga rimettono già in questione i vecchi schemi come l’open access o le modalità di finanziamento dell’accesso e del servizio universale.