Il 5 settembre 2012 la World Wide Web Foundation ha presentato il Web Index, uno studio che si basa sui dati raccolti dal 2007 al 2011 e misura, in 61 Paesi del mondo, una serie di fattori quali: la quantità degli utenti di Internet e delle connessioni, la qualità dell’offerta, la capillarità della presenza di rete e la relativa capacità di avere impatto sulla vita delle persone.
Svezia, Stati Uniti e Regno Unito sono le tre nazioni leader nell’utilizzo della Rete.
L’Italia si posiziona al ventitreesimo posto nel mondo e al dodicesimo in Europa, ma ottiene il punteggio più elevato nella categoria ‘uso del web’. Il Paese paga, nei confronti di altre realtà occidentali, un ritardo imputabile alla bassa scolarizzazione della popolazione, alla diffidenza di interi settori dell’economia (piccola impresa, artigianato e commercio) nei confronti del web, alle incertezze – di natura politica, istituzionale e organizzativa – nello sviluppo dello ‘Stato digitale’ e alla scarsa dimestichezza con l’inglese, lingua della ‘conversazione globale’.
Il rapporto mette in evidenza che l’evoluzione del web è continua: da una prima nicchia di utenti, ha ampliato rapidamente i confini e ha accelerato il passo con l’apertura di internet al pubblico. Di recente, inoltre, il web ha allargato i confini agli schermi di smartphone e tablet, da dove consente l’accesso a una miniera di informazioni.
Gli alti prezzi della banda larga e la presenza della censura sono i più imponenti ostacoli alla diffusione totale del web: in quasi il 30% dei Paesi sono presenti restrizioni nella possibilità di accesso ad alcuni siti, mentre circa la metà di essi è soggetta a crescenti minacce alla libertà di stampa. L’accesso a Internet, inoltre, rimane un bene di lusso in gran parte del mondo.