Il 3 dicembre 2012 la Commissione europea ha presentato una proposta di direttiva che prevede, a partire dalla fine del 2015, l’introduzione di elementi di accessibilità obbligatori e uniformati in tutta l’UE per i siti web delle Pubbliche Amministrazioni.

Secondo quanto previsto dalla direttiva, questi criteri dovranno riguardare:

  • imposte sul reddito (dichiarazione, notifica di accertamento);
  • servizi di ricerca lavoro da parte degli uffici di collocamento;
  • contributi di sicurezza sociale (indennità di disoccupazione, assegni familiari, spese mediche, borse di studio); documenti personali (passaporto, patente di guida …);
  • immatricolazione di autoveicoli;
  • domande di licenza edilizia;
  • denunce alla polizia, ad esempio in caso di furto;
  • servizi delle biblioteche pubbliche, ad esempio cataloghi e strumenti di ricerca;
  • domanda e rilascio di certificati di nascita o di matrimonio;
  • iscrizione a istituti di insegnamento di livello superiore o università;
  • avviso di trasferimento di residenza;
  • servizi sanitari (indicazioni interattive sulla disponibilità di servizi, servizi on line per pazienti, prenotazioni).
     

Attualmente, solo un terzo dei 761.000 siti degli enti pubblici europei è pienamente accessibile. Il mercato europeo dell’accessibilità sul web rappresenta un valore stimato in 2 miliardi di euro ed esprime solo il 10% delle sue potenzialità. La proposta dell’Unione europea intende innescare un meccanismo di sviluppo virtuoso: con un’unica serie di norme in materia di accessibilità, gli operatori potrebbero offrire i propri prodotti e servizi in tutta l’Unione, senza costi di adattamento supplementari.

Tra gli obiettivi dell’iniziativa, infatti, ci sarebbe anche quello di chiarire il significato di accessibilità del web (specifiche tecniche, metodo di valutazione, relazioni, verifica bottom-up) e incoraggiare progressivamente le amministrazioni pubbliche ad applicare queste disposizioni a tutti i servizi e i contenuti diffusi in rete, senza limitarsi alle tipologie considerate “obbligatorie”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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