Lo studio realizzato dall’I-COM – Istituto per la Competitività – analizza l’attuale livello di sviluppo e utilizzo degli strumenti digitali per stimare l’impatto della digitalizzazione di alcuni servizi pubblici essenziali sul benessere dei cittadini, in termini di risparmio di tempo e riduzione dei costi materiali di spostamento.
I servizi considerati appartengono ai settori della sanità, della cittadinanza, dell’istruzione, del lavoro e della sicurezza: dal loro utilizzo in modalità digitale, una famiglia risparmierebbe ogni anno in media 157 €, con un risparmio aggregato di 4 miliardi di euro l’anno. In particolare, da Telelavoro, Telemedicina e Istruzione Universitaria a distanza si potrebbero ricavare benefici diretti che variano da 6,5 a 13 miliardi di euro l’anno.
In Piemonte, ad esempio, il massimo risparmio potenziale derivante dalla digitalizzazione dei servizi è stato stimato in 167 € l’anno per famiglia, per un totale di 310.383 migliaia di euro l’anno. Senza considerare altri effetti positivi ‘indiretti’ come, ad esempio, il decongestionamento degli uffici pubblici, del traffico e, di conseguenza, la diminuzione delle emissioni di sostanze inquinanti, grazie al minore utilizzo dei mezzi di trasporto.
Gli autori del rapporto partono dalla considerazione circa i principali ostacoli alla digitalizzazione della PA (basso livello di alfabetizzazione informatica della popolazione, offerta infrastrutturale scarsa, complessa fruizione di alcuni servizi che, attualmente, non consentono ai cittadini di operare solo su supporto digitale) e sottolineano proprio il ruolo dei servizi di e-government come driver per incentivare l’utilizzo di internet nella vita quotidiana degli italiani.