Il 4 dicembre 2012 si è svolto a Roma il convegno organizzato dall’I-Com, Istituto per la Competitività, intitolato “Reti & servizi di nuova generazione per i cittadini italiani: un binomio possibile?”.
In questa occasione è stato presentato il Rapporto che fa il punto sulla situazione delle reti di telecomunicazione in Europa, con un focus sul mercato italiano della banda larga.

Considerando i sette parametri che costituiscono l’I-Com Broadband Index, (penetrazione broadband fissa, velocità di connessione, costo delle connessioni, potere di mercato dei nuovi entranti, penetrazione della broadband mobile, copertura della rete 3G, percentuale connessioni in fibra rispetto alla rete broadband), lo sviluppo del mercato broadband in l’Italia si attesta al di sotto della media Ue: la diminuzione dei prezzi di connessione non è sufficiente a contrastare un generale rallentamento dello sviluppo di tutti gli altri fattori considerati. Le abitazioni connesse sono il 52%, contro una media Ue del 67%.

Eppure, lo sviluppo delle reti è indispensabile per realizzare i benefici della digitalizzazione.

Famiglie e PA risparmierebbero, ad esempio, 899 euro all’anno per malato se la rivoluzione digitale dell’e-Health diventasse realtà.
La possibilità di comunicare con la PA tramite PEC, inoltre, consentirebbe un risparmio annuale di 827 milioni ai soli cittadini privati.
La diffusione dell’e-Learning e degli e-Book, infine, comporterebbe un risparmio per le famiglie pari a 330 milioni di euro all’anno.

In Italia occorre tenere conto, però, anche del peso del digital divide ‘culturale’ che affianca quello ‘tecnologico’: coloro che accedono ad internet almeno una volta a settimana sono il 51%, molto sotto la media Ue a 27 (67%).

Anche gli investimenti in ICT da parte della PA italiana sono in calo (-3,2% di flessione media annua tra il 2008 ed il 2011).
E’ problematica soprattutto la situazione dell’e-Health, dove la stagnazione degli investimenti è in controtendenza rispetto al mercato mondiale.

E’ importante considerare che i risparmi potenziali stimati della digitalizzazione di alcuni servizi supererebbero i 4,6 miliardi di euro, se tutti i cittadini fossero connessi alla rete, e i 2,8 miliardi, tenendo conto solo di quelli già connessi.
Per il Piemonte, in particolare, gli autori del rapporto hanno stimato un risparmio potenziale derivante dall’informatizzazione della PA pari a oltre 350 milioni di euro,  che corrispondono a oltre 217 milioni di euro considerando solo i cittadini connessi alla rete.

 

 

 

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